PINOCCHIO: i pannelli ceramici di Eugenio Taccini


L'opera rappresenta la straordinaria capacità della tradizione artigianale italiana e testimonia il felice incontro delle ceramiche dell'artista di Montelupo con il burattino creato oltre un secolo fa dal falegname Geppetto, per narrare la fiaba di Pinocchio e dei suoi personaggi.





Mi ha accompagnato per tanti anni il desiderio di affrontare, con il mio lavoro, il personaggio di Pinocchio; il mistero dell'inesauribile affetto che tutti nutriamo per lui; la verità della visione di pensieri semplici e chiari che tante situazioni diverse della vita ci donano.
Non riuscivo, però, a decidermi: temevo la mia superbia, non mi sentivo in quella decisiva condizione d'animo e di mente che ti fa essere sicuro, di fronte al cimento che richiede l'impegno di tutto te stesso, di esserne lontano.
Dedicarmi agli "arlecchini" da una vita, fino da quel giorno molto lontano in cui, scavando in casa del nonno per dei lavori, me ne vennero in mano alcuni frammenti, ha finito per tener viva, praticamente ogni giorno, la mia passione per Pinocchio. Quelle loro caratteristiche di folgorante evidenza e di formidabile forza comunicativa, che stupiscono per primo chi li esegue, mi facevano sentire, ad un tempo, ad un passo dal burattino di legno e di fronte ad un salto forse impossibile.
Ho fatto anche tante maschere, su sfondi toscani del mio vissuto e in linea con una tradizione artistica che tanto ha dato ad una serena comprensione delle difficoltà del vivere.
Qualche anno fa ho capito. Quel mio girare intorno a Pinocchio doveva finire. Dovevo uscire dal circolo e, anche grazie a preziosi amici vecchi e nuovi, sono riuscito a farlo.
Voglio ringraziarli, questi amici, non ultimi, naturalmente, tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione. Ringraziarli caramente, con un inestimabile dono di Collodi, il brano seguente del suo Pinocchio che mi ha danzato dentro fino a sfinirmi, e che oggi è il vessillo della mia gioia.
- In questo caso - gridò fieramente Pinocchio, rizzandosi e gettando via il suo berretto di midolla di pane - in questo caso conosco qual è il mio dovere. Avanti, signori giandarmi! Legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme. No, non è giusta che il povero Arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me!...
Alla notizia della grazia ottenuta, i burattini corsero tutti sul palcoscenico e, accesi i lumi e i lampadari come in una serata di gala, cominciarono a saltare e a ballare. Era l'alba e ballavano sempre.


Eugenio Taccini   





Geppetto e il legno




Fugge di casa



I piedi bruciati


Il burattinaio


La quercia dell'impiccato


La cena all'osteria


Pinocchio accusa la volpe


Pinocchio in fondo al mare 


L'abbecedario 


Pinocchio con il cavallo rosso 


Pinocchio e il serpente


La frittata 


La colazione

In bocca al pescecane 


Le orecchie d'asino 

  
Pinocchio e il giudice 


In padella  


Sul tonno

Verso il paese dei balocchi 


Il domatore


Naso lungo


La medicina

 
Guardando la balena

 
Al posto di Melampo 


Eugenio e il carabiniere 


I musici 


Pinocchio bambino 


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